LA STORIA

Villa Casati Stampa di Soncino – situata a Cinisello Balsamo (MI) – fa parte del patrimonio storico e artistico italiano e in quanto tale, come recita l’art.9 della Costituzione, va tutelato e ne va promossa la sua conoscenza.

La storia della Villa ha inizio alla fine del XVI secolo, intorno al 1580 circa. I paesi di Balsamo e Cinisello erano ancora due borghi distinti, uniti in un unico comune nel 1928 come specificato nella presentazione.

Tenendo presenti gli antichi confini, si evidenzia che nel territorio di Balsamo sono presenti numerose Ville di delizia, termine coniato dall’incisore settecentesco Marc’Antonio Del Re che indica le residenze di campagna delle famiglie nobiliari della città di Milano. Ancora oggi ne abbiamo numerosi esempi in uno spazio che si estende da est a ovest, dai dintorni della città fino ai laghi di Como, Varese, Maggiore e Garda.

Ritornando a Balsamo, la favorevole posizione a metà strada tra le città di Milano e Monza ha fatto sì che questo luogo venisse scelto come tranquillo rifugio dal caos cittadino che già allora caratterizzava i centri urbani, nei quali la nascente borghesia, il ceto medio, costituito da commercianti e uomini d’affari, stava sempre più prendendo piede.

Le prime notizie riguardanti la parte di territorio occupata oggi dalla Villa Casati Stampa di Soncino e dal parco circostante le abbiamo grazie alle ricerche effettuate da Gabriella Guerci che ha rilevato in alcuni documenti la presenza di una costruzione già nel 1579. Tra i possedimenti dei fratelli Giovanni e Giovanni Stefano Ferrari, due mercanti di lana milanesi molto ricchi, all’inizio del Seicento si accenna ad un “sito con giardino”, che può essere riconosciuto come una prima residenza; inoltre risultano proprietari di una casa rurale e di alcuni terreni nel borgo di Balsamo.

Sappiamo dell’esistenza di una cappella gentilizia dei Ferrari all’interno dell’oratorio di San Marco, nei pressi del palazzo di famiglia, dalla relazione della visita pastorale di Monsignor Giussani del 1608.

Da queste poche notizie è stato ipotizzato quindi che la Villa sorse indicativamente tra il 1590 e il 1610, ma non abbiamo documenti o testimonianze riguardanti il nome del costruttore o eventuali commissioni.

Nel 1612 Giovanni Ferrari, nel testamento, aveva predisposto che i suoi beni di Balsamo che comprendevano la Villa con il giardino, gli edifici rustici e i terreni, passassero in eredità ai figli Giacomo Filippo, Pompeo e Alessandro. Autorizzato dal Senato di Milano, aveva però posto un vincolo su tutto il patrimonio familiare: per impedire l’alienazione e quindi la dispersione del patrimonio, aveva inserito una disposizione testamentaria secondo la quale l’erede o gli eredi avevano l’obbligo di trasmettere il bene o i beni ereditati senza suddividerli, assicurando in tal modo la loro disponibilità ad ogni discendente maschio tramite fidecommesso.

 

Nel 1637 Antonia Ferrari, nipote di Giovanni Ferrari, rimasta orfana e unica erede, decise di vendere la Villa con giardino annesso e altre proprietà di Balsamo, per saldare i debiti contratti con dei parenti, forse una zia, facendo quindi revocare il fidecommesso.

 

L’acquirente è la famiglia Casnedi, una delle più antiche famiglie del territorio di Birago, frazione di Lentate sul Seveso, oggi in provincia di Monza-Brianza. Le notizie certe di questa famiglia sono fondamentalmente due: nel 1630 affidano il progetto di Villa Raimondi di Birago all’architetto Pier Francesco Cantoni e nel 1648 divengono proprietari proprio del feudo di Birago ottenuto da Carcassola in cambio di Ceriano.

 

I Casnedi acquistarono altri possedimenti fondiari e resero la Villa un centro di produzione economica e di gestione agricola del territorio. Sappiamo che la famiglia si estinse alla fine del XVIII secolo e che rimane un Palazzo Casnedi a Milano in Via San Tomaso 5 nei pressi di Via Broletto.

Aurora Meneghello – Ampelio Crema