SPAZI INTERNI

LA SALA DEL CAMINO

La Sala del camino, così definita per la presenza del monumentale camino tutt’ora funzionante, era la sala da pranzo perché era collegata ai corpi di fabbrica del lato est nei quali si trovavano le cucine, le dispense e i magazzini.

Il soffitto è ligneo a cassettoni da cui pende un lampadario ovale in ferro battuto in stile ottocentesco.
Il pavimento è in marmo a riquadri bianchi e rossi, ed è il pavimento interno più antico che si è conservato.

Le pareti sono suddivise longitudinalmente da una cornice in finto rilievo al di sotto della quale la campitura di colore giallo sabbia ha effetto spatolato mentre sopra una decorazione floreale geometrica ad intonaco dipinto simula una carta da parati di color rosso mattone.

IL SALONE DELLE FESTE

Il salone principale presenta tutte le pareti affrescate con finte architetture e paesaggi, in una sorta di horror vacui che interessa anche le sovrapporte, le sovrafinestre e il soffitto, tipico del periodo barocco. La sensazione principale che proviamo entrando in questa sala è di stupore e meraviglia, proprio ciò a cui aspiravano i proprietari delle ville di delizia che in questo ambiente accoglievano gli ospiti che venivano avvolti da un turbinio di colori e luci, proprio come noi oggi che possiamo soltanto immaginare gli antichi fasti di una società per noi così diversa, ma che ancora oggi ci affascina.

L’elemento preponderante è la decoratività che maschera le pareti. Attorno alla porta che dà sull’atrio infatti è raffigurata una balaustra in prospettiva che si apre al paesaggio come a voler eliminare il limite della parete e prolungare la stanza all’esterno.

Nella parete di fronte due scene in cui dei putti giocano con un cagnolino e con una palla, temi ludici, a conferma dell’utilizzo dell’ambiente per feste e ricevimenti. 

Tre nicchie sopra le porte sono vuote, contenevano probabilmente busti, andati perduti nell’ultimo passaggio di proprietà insieme all’arredamento e alla statuaria del parco. La decorazione interessa anche gli scuri delle finestre.

Il soffitto ligneo a cassettoni è interamente decorato con la tecnica cosiddetta del passasotto, in cui la decorazione non si interrompe sotto le travi, ma, appunto, passa sotto.

Le altre sale presentano una decorazione ad affresco che interessa la fascia alta adiacente al soffitto, come era tradizione nelle ville dell’area milanese, con scene dipinte all’interno di cornici decorative e separate da putti o altre figure monocrome, fiori o medaglioni. Sono identificabili le scene delle due sale successive, quelle della cosiddetta Sala di Alessandro Magno e la contigua Sala dei Temperamenti.

LA SALA DI ALESSANDRO MAGNO

Le quattro scene rappresentate nella fascia alta delle pareti, al di sotto del soffitto anch’esso decorato, sono tratte dalle Storie di Alessandro Magno di Quinto Curzio Rufo. Il percorso di studi nel seicento e nel settecento comprendeva i testi dell’antichità classica che facevano parte del bagaglio culturale da sempre, soprattutto dal quattrocento in poi con la riscoperta delle antichità romane. Le imprese dei personaggi dell’antichità, esaltate dagli stessi autori fin quasi alla leggenda, venivano scelte come temi decorativi di palazzi e ville aristocratiche come parallelismo con le vite degli antenati delle famiglie stesse o come augurio di grandi imprese future.

Non conosciamo il nome dell’autore degli affreschi, possiamo ipotizzare la datazione nella prima metà del XVIII secolo per i particolari degli abiti femminili in una delle quattro scene e per l’accostamento allo stile della pittura lombarda del tardo Seicento anche se l’esecuzione non raggiunge alti livelli.

Gli episodi raffigurati sono: Il nodo di Gordio, Alessandro e l’oracolo di Giove Ammone, Alessandro incontra la famiglia di Dario e una quarta scena il cui tema non è ben identificato.
Completano le scene principali quattro tondi monocromi con due miti (Pan e Siringa e La morte di Leandro) e due fatiche di Ercole (Ercole e l’Idra e Ercole e il leone).

LA SALA DEI TEMPERAMENTI

È detta Sala dei Temperamenti perché nelle fasce alte delle quattro pareti sono raffigurati i quattro temperamenti umani. Questa concezione ha origine nell’antichità e risale ad Ippocrate (460 – 377 a.C.), medico e geografo greco considerato il padre della medicina scientifica.

I temperamenti hanno anche vari corrispettivi, tra cui le stagioni, i quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra), i colori e le età dell’uomo senza dimenticare le parti della giornata e l’influenza dei pianeti.

Aurora Meneghello – Ampelio Crema